IN CAMMINO


Il tema conduttore di questo anno scolastico riguarda il cammino, ogni cammino che il tempo ci porta a percorrere, nella vita, nella fede, nella scuola, in ogni ambito di esperienza.
Il termine “viaggio” deriva dal latino viaticus, che indica l’occorrente per mettersi in cammino.  Il cammino è una delle metafore più presenti nella letteratura di ogni tempo: la vita intesa come  “cammino” o “pellegrinaggio”, la morte come “trapasso”, i momenti decisivi della vita in società come “riti di passaggio” e così via. 
Significativo come paradigma della mentalità contemporanea è il romanzo “On the road” di Jack Kerouac considerato il padre della Beat Generation. Pubblicato ne 1957 narra di una serie di viaggi piuttosto sgangherati in auto, in pullman, in autostop attraverso tutto il territorio gli Stati Uniti, traendone considerazioni di vario genere.
Viaggiare si, ma verso dove? C’è una meta o un limite al viaggiare? 
C’è un senso al cammino?
Molto diversi sono i punti di vista sul cammino. Vi propongo alcuni spunti su cui meditare. Spetta a voi declinare il tema conduttore in termini didattici. Vi invito fin d’ora a mettere in opera la vostra creatività.
 
Jack Kerouac. On the road
Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita.
Basta seguire la strada e prima o poi si fa il giro del mondo. Non può finire in nessun altro posto, no?
Volevo procurarmi uno zaino completo, con il necessario per dormire, ripararmi, mangiare, cucinare, insomma cucina e camera da letto da portare in spalla, e andarmene chissà dove e trovare una solitudine perfetta e contemplare il vuoto perfetto della mia mente ed essere del tutto neutrale rispetto a qualunque idea e tutte.
Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
– Per andare dove, amico?
– Non lo so, ma dobbiamo andare.
 

Lucio Battisti. - Dik Dik. Quando s’alza il vento
Cara, son le otto del mattino
e tu ancora stai dormendo
ho già fatto le valigie
e adesso sto scrivendo
questa lettera per te
ma non so che cosa dire
è difficile spiegare
quel che anch’io non so capire
ma fra poco me ne andrò
e mai più ritornerò
io ti lascio sola
ah quando s’alza il vento
ah quando s’alza il vento
no fermare non si può
dove vado non lo so
quanto male ti farò
non ti svegliare mai
non ti svegliare mai

 
Don Luigi Giussani  Alla ricerca del volto umano
Il supremo ostacolo al nostro cammino umano è la «trascuratezza» dell’io. Nel contrario di tale «trascuratezza», cioè nell’interesse per il proprio io, sta il primo passo di un cammino veramente umano. 
Sembrerebbe ovvio che si abbia questo interesse, mentre non lo è per nulla: basta guardare quali grandi squarci di vuoto si aprono nel tessuto quotidiano della nostra coscienza e quale sperdutezza di memoria. Infatti, i fattori costitutivi del «soggetto» umano non si colgono in astratto, non sono un «pregiudizio» ma risultano evidenti nell’io in azione, quando il soggetto è impegnato con la realtà. 
Dietro la parola «io» c’è oggi una grande confusione, eppure la comprensione di cosa è il mio soggetto è il primo interesse. Infatti, il mio soggetto è al centro, alla radice di ogni mia azione (è un’azione anche un pensiero). L’azione è la dinamica con cui io entro in rapporto con qualsiasi persona o cosa. Se si trascura il proprio io, è impossibile che siano miei i rapporti con la vita, che la vita stessa (il cielo, la donna, l’amico, la musica) sia mia. 
Per poter dire mio con serietà occorre esser limpidi nella percezione della costituzione del proprio io. Nulla è così affascinante come la scoperta delle reali dimensioni del proprio «io», nulla così ricco di sorprese come la scoperta del proprio volto umano. 
E nulla è così commovente come il fatto che Dio si sia fatto uomo per dare l’aiuto definitivo, per accompagnare con discrezione, con tenerezza e potenza il cammino faticoso di ognuno alla ricerca del proprio volto umano. Non solo nella generazione di ogni cosa e nel dominio dei destini e delle circostanze Dio dimostra la sua paternità, ma anche, e specialmente, in questo suo accostarsi, compagno imprevisto e imprevedibile, al cammino con cui ognuno cresce nella figura del proprio destino.
 
Claudio Chieffo - La strada
È bella la strada per chi cammina, 
è bella la strada per chi va, 
è bella la strada che porta a casa 
e dove ti aspettano già. 

È gialla tutta la campagna 
ed ho già nostalgia di te, 
ma dove vado c’è chi aspetta 
così vi porto dentro me. 

Porto con me le mie canzoni 
ed una storia cominciata: 
è veramente grande Dio, 
è grande questa nostra vita! 

È bella la strada per chi cammina, 
è bella la strada per chi va, 
è bella la strada che porta a casa 
e dove ti aspettano già.. 
 
Madre Teresa di Calcutta
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però, non trattenerti mai!

Gesù- Vengelo secondo Giovanni (14, 3-6)
“Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi; e del luogo dove io vado, sapete anche la via”.
Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» 
Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita.