LE LINEE DI SVILUPPO DELLA DIDATTICA NELLA NOSTRA SCUOLA

Nella normale prassi didattica non si possono ignorare alcune evidenze che sempre più connotano gli alunni nell’attuale situazione sociale. Essi hanno sempre più difficoltà a prestare attenzione, a concentrarsi per tempi lunghi, ad interiorizzare i contenuti.
Nella sua ormai lunga esperienza, la nostra scuola sta sviluppando la sua azione didattica secondo tre principali direttive: la personalizzazione, la forma laboratoriale, l’interdisciplinarità. 
 
LA PERSONALIZZAZIONE
La nostra scuola ha sviluppato nel corso della sua storia un metodo per la personalizzazione dell’apprendimento, applicato sistematicamente e permanentemente lungo tutto il primo ciclo degli studi, a partire dalla prima classe della scuola primaria fino all’ultima classe della scuola secondaria.
Questo metodo, affrontando efficacemente il disagio di apprendimento e valorizzando l’eccellenza, è anche in grado di prevenire la dispersione scolastica.
In base alle osservazioni effettuate, gli alunni vengono suddivisi in quattro gruppi: uno standard, uno con lievi e/o momentanee difficoltà, uno con gravi difficoltà anche se non certificate, uno con difficoltà certificate. I gruppi, la cui composizione è flessibile e varia nel corso dell’anno scolastico, lavorano in ambienti e orari dedicati, in parallelo con le classi, sugli stessi contenuti.
Programmazione, azione didattica e valutazione vengono ad essere caratterizzate, in questo modo, da una forte personalizzazione.
In particolare, la valutazione non è finalizzata tanto a suddividere gli alunni in classi di merito, ma a promuoverne le capacità e ad alimentarne l’autostima.
Un valore aggiunto di importanza considerevole è quello di agevolare la socializzazione all’interno della classe. Infatti nessun alunno viene escluso dalla comprensione dei diversi contenuti; a tutti è permesso di conoscerli secondo le proprie capacità e intervenire quando l’insegnante li riprende in forma colloquiale; la qual cosa previene anche molti problemi disciplinari.
La metodologia delineata implica un forte coordinamento tra i docenti della classe e tra docenti di classe, insegnanti di sostegno e assistenti educative, tanto che a settimane alterne tutti i docenti si incontrano per esaminare le problematiche generali della didattica e quelle particolari degli alunni con difficoltà di apprendimento. L’attività didattica viene continuamente sottoposta a verifica e riprogrammata a seconda delle evidenze e delle esigenze emerse in corso d’opera. La verifica dell’azione didattica viene svolta all’interno dei consigli di classe e del gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI).
Non senza un pizzico di ironia, abbiamo denominato il nostro metodo di personalizzazione dell’apprendimento “propulsive learning”, perché “spinge” ogni alunno a dare il meglio di sé.
 
LA DIDATTICA LABORATORIALE
"Molto ragionamento e poca osservazione, conducono all'errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità". Sono le parole di Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina. Purtroppo, il nostro sistema scolastico, a partire dalla scuola primaria, è fondamentalmente basato su molta astrazione e poca osservazione. Per questo è utile improntare la didattica sempre più a una metodologia laboratoriale. Non si tratta di una prassi riservata ad alcune materie; si tratta di una visuale nuova riferita a qualsiasi disciplina.  Si sottoporrà in un primo tempo l’oggetto di studio ad una attenta osservazione, individuandone i diversi aspetti, se ne farà oggetto di esperienza con pratica laboratoriale, fino a formulare ipotesi interpretative sui fondamenti teorici che lo riguardano. L’osservazione della realtà genera stupore; lo stupore genera domande; le domande a loro volta determinano la necessità di ricerche e approfondimenti di carattere laboratoriale; la ricerca permette di pervenire ai principi teorici che sottendono i fenomeni. Ogni passo nella scoperta deve essere, poi, verificato attraverso il confronto e la condivisione con tutta la classe. La didattica laboratoriale viene a richiedere necessariamente una grande flessibilità operativa da parte del docente; a partire dalle domande poste dagli alunni, infatti, l’insegnante è chiamato a ridisegnare in corso d’opera la programmazione iniziale, che non può essere fissata a priori, ma viene continuamente implementata. La forma didattica laboratoriale è particolarmente gradita agli alunni, tanto da sviluppare in loro entusiasmo e interesse vivissimi: la conoscenza diventa un’esigenza e non un’imposizione.
 
LA DIDATTICA INTERDISCIPLINARE
Le diverse discipline sono finestre sulla realtà, ma la realtà è “una”.  Conoscenze a livello disciplinare non collegate in una rete che fornisca una visione olistica della realtà sono irrilevanti da un punto di vista culturale e vengono considerate funzionali alla sola “verifica” valutativa. Le competenze, cioè gli elementi del patrimonio culturale e operativo permanente di una persona, possono essere definite "conoscenze in relazione". 
È quindi necessario osservare l’oggetto in tutte le sue dimensioni, mettendo in relazione tra loro le diverse componenti disciplinari e restituendo allo studente una visione organica e unitaria della realtà.
A tale scopo è necessario che i programmi siano coerenti e in armonia tra loro, sia attraverso la sincronizzazione dello studio delle epoche storiche portato avanti nelle varie discipline (storia, arte, letteratura, musica), sia tramite l'individuazione di tematiche comuni e di argomenti trasversali alle diverse discipline, operandi collegamenti ed elaborando progetti mirati. Utile riferimento per questo tipo di progettazione sarà “il tema conduttore” dell’anno in corso.
Sia nella didattica laboratoriale che in quella interdisciplinare il docente ha un ruolo fondamentale: non è quello di chi trasmette nozioni acquisite e inconfutabili, tipico della scuola tradizionale; non è neppure quello di “coach”, che si limita a fornire all’alunno un metodo per un sostanziale autoapprendimento, tipico della concezione costruttivista. Il ruolo dell’insegnante è quello di accompagnare l’alunno nella scoperta della realtà, fornendogli sì gli strumenti di lavoro, ma soprattutto comunicandogli le motivazioni, l’entusiasmo e la sua personale ipotesi interpretativa. Al tempo stesso, spetta all’insegnante dotare l’alunno dei mezzi per una valutazione critica di ciò che gli viene comunicato e lo stimolo per un suo approfondimento o superamento.